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Il comune di Strambinello appartiene a: Regione Piemonte - Città metropolitana di Torino

Storia

Al centro dell'abitato, in un piccolo spiazzo, era l"aedes civica". Qui sorgeva la cappella di S. Rocco, di cui la Comunità rivendicò sempre con intransigenza la proprietà. Al suo fianco, sotto una tettoia, erano collocati il "torchio", usato per spremere dalle noci l'olio alimentare, ed il "torchietto", mediante il quale si estraeva dai vinaccioli l'olio per le lampade. La tettoia serviva anche da luogo di riunione dei capi di casa, convocati dal suono delle campane; sotto di essa i notai stilavano gli atti pubblici e privati (che, infatti riportano sovente la frase "in platea eiusdem loci, ad torcuium" oppure "apud torculum").
Sul centro storico gravitavano gli abitanti delle frazioni, che erano numerose. Nei tempi passati, tutta la fiancata morenica verso nord era intensamente abitata, sia per la comodità della strada che l'attraversava da nord a sud con ampi tornanti, sia per l'esposizione a mezzogiorno e la fertilità del terreno, protetto dai venti settentrionali, adatto alla coltivazione della vite e ricco di acque. Tra la fine del 1700 ed i primi anni del 1800, la costruzione della strada provinciale e dell'arco superiore del Ponte dei Preti vecchio provocarono una prima profonda modificazione nella vita del paese. Con la cessazione del passaggio attraverso di esso, vennero a mancare i proventi del piccolo commercio di vini e vettovaglie, sicché bettole ed osterie dovettero chiudere i battenti; l'esclusione dei ripidissimi tratti di strada immettenti sul ponte, fece sparire anche la lucrosa attività dell'«artàc» che cavallanti e bovari esercitavano "attaccando di punta" i loro animali ai cariaggi in transito.
Restava il traffico per la Valchiusella, ma anche questo presto scomparve.
Nel 1830 l'avv. Giuseppe Antonio Gattino, principale proprietario delle miniere di Traversella, ottenne, con regie patenti del 4 giugno, il permesso di trasformare a sue spese l'antica mulattiera in carrabile, dietro rilascio del monopolio del trasporto del materiale estrattivo per quarant'anni. L'opera venne realizzata nel 1832 dal rivarolese Carlo Preverino, liberale ed amico di Carlo Botta, esclusivamente con i proventi della privativa di trasporto e senza soldo di spesa per il governo, che entrò in possesso del manufatto allo scadere del contratto (1870). Ancora oggi viene chiamato "Baraccone" il punto di confluenza della nuova strada con la provinciale, perché così era soprannominata la grande tettoia che qui sorgeva e sotto la quale venivano accatastati i minerali estratti a Traversella, prima di essere dirottati alle fonderie.
In una zona in cui l'agricoltura, limitata a prato e vigna, non ha mai conosciuto floridezza, all'esclusione del traffico si aggiunse una diffusa mona delle viti e la progressiva rarefazione del ceduo cui da secoli gli strambinellesi attingevano per la fabbricazione del "carbone di legna", industria in cui eccellevano; di conseguenza, il paese cadde in una profonda crisi e molti degli abitanti furono costretti ad emigrare.
La fase di stallo è stata superata solo dopo l'ultima guerra. Oggi si assiste ad un pullulare di nuove costruzioni, mentre nel centro storico si fanno sempre più frequenti quegli ammodernamenti che porteranno purtroppo inevitabilmente alla scomparsa dell'aspetto medioevale del borgo.
Un aspetto notevole dell'odierna vita cittadina è dato dal ritorno in atto da parecchi anni, a quelle attività agricole che i giovani, assorbiti dall'industria, avevano totalmente abbandonato. A giustificare questo fenomeno possono essere chiamati in causa, oltre all'amore atavico, la necessità di occupare il tempo libero in un ambiente sereno e distensivo, fuori dalle mura e lontano dall atmosfera della fabbrica; il desiderio di non lasciare svanire nel nulla tutti i risparmi e le fatiche che costarono ai nostri vecchi quei fazzoletti di campo o di vigna; e, non ultima, la riscoperta degli alti pregi organolettici di vinello locale, un tempo molto conosciuto ed apprezzato nei paesi vicini e del passito, che viene oggi prodotto alla maniera vecchia in piccole quantità da un numero anch'esso piccolo di appassionati, e che, a detta degli intenditori non teme il confronto con molti altri passiti di chiara fama e con tanto di blasone.

L'Etimologia

Sull'origine e sul significato del nome di Strambinello si sono fatte parecchie ipotesi, nessuna delle quali però veramente convincente.L'assonanza con Strambino rende d'obbligo la congettura che Strambinello abbia potuto esserne "una succursale costruzione" (108) e che gli sia stato attribuito il diminutivo anche per le sue ridotte dimensioni rispetto a Strambino. Quest'ultimo deriverebbe da extra ambitum, cioè vorrebbe indicare un borgo nato e cresciuto fuori della cinta; l'ambitum sarebbe stato quello di Romano, una colonia in cui erano dislocati i veterani dell'esercito romano che aveva domato i Salassi e fondato Eporedia (109). Nessuno dei documenti conosciuti porta una prova sicura a questa ipotesi, benché l'appartenenza nel 1142 di Strambinello al feudo di Mercenasco, vicinissimo a Strambino (110), e la proprietà che avevano in Strambinello nel 1161 i fratelli Boemondo, Alberto ed Errico, figli del fu avvocato Leone Gualia di Strambino (111) dimostrino che effettivamente esistevano dei legami tra le due zone. Ancora meno sfornita di lati deboli è una seconda ipotesi, prospettata dal Bertolotti (112), per cui la parola risulterebbe dall'unione di strannin e di bini, con il significato di due abitati vicini, in cui il connubio tra l'ancestrale sostantivo strana, e l'aggettivo latino binus appare per lo meno strano.

Un'altra ipotesi, che vede l'origine del nome in strato, bivio,, strato, bivii,strato bivielli se non trova riscontro in nessuno degli antichi documenti conosciuti, ha almeno il conforto di due fatti inconfutabili: la selciatura della strada (strafa) e la presenza del piccolo bivio {biviellum) all'altezza della torre, donde, dalla strada Ivrea-Castellamonte, si dipartiva quella per la valle di Chy.

Dall'XI al XIII Secolo

Benché non si conoscano attualmente documenti autentici anteriori al 1044 concernenti i paesi della Pedànea, tuttavia si può con certezza annoverare tutta la zona tra i possessi del Vescovo di Ivrea anche prima di tale data. Totalmente circondata da terre del Vescovado, la Pedànea non poteva che appartenervi anch'essa, come dimostra indirettamente la dotazione fatta dal vescovo Enrico (126) al monastero di Santo Stefano di Ivrea. (...)

Di questo secolo sono le prime notizie su Strambinello che, nel 1142, insieme a Mercenasco, Caluso e Sant'Urbano, faceva parte del feudo di Guglielmo di Mercenasco, il quale, nel quadro delle lotte secolari tra Vercelli ed Ivrea per il possesso, di grande importanza commerciale, dell'imbocco della Valle di Aosta, giurava fedeltà a Vercelli con tutta la sua castellata ( 139). Possedevano in Strambinello i fratelli Boemondo. Alberto ed Errico, figli del fu avvocato Leone Gualia di Strambino, che nel dicembre 1161 vendevano "peciam unam busci et aliam peciam bussci ubi itur in Clusellam" al vescovo Guido di Ivrea (140). Un Pietro di Strambinello possedeva dei terreni in Pavone nel maggio 1175(141). Il 27 o 28 marzo 1201 Giacomo di Loranzè è già morto; i suoi figli Filippo e Roberto acquistano i possedimenti che Giacomo fu Pietro di Strambinello aveva in Fiorano (142) ; nel 1209 questo Giacomo di Strambinello possedeva dei terreni in Albiano, nella zona oltre il ponte, detta "in capite Brayde" (143).

Secolo XV

Il 25 giugno 1430 il vescovo di Ivrea Giacomo de Pomariis cede al principe Ludovico di Savoia Acaia, rappresentato dal primogenito Amedeo, il feudo ed il diretto dominio di Vische, ottenendone in cambio quelli di Parella, Strambinello e Baio. I motivi della permuta, dichiarati nell'atto notarile, sono da ricercarsi soprattutto nel fatto che in Vische. situata ' 'in fron teriis ' ' del territorio'vescovile e parecchio lontana da Ivrea. "fluxis temporibus multa homicidia stragesque depopulationes et guerre et rixe et discordie et alia multa et diversa facinora perpetrata et commixa fuere"; sicché era necessario, affinchè "tota patria remaneat in quiecto", che vi intervenisse la mano forte dei Savoia. A ciò si aggiunga che Parella, Strambinello e Bajo, per essere più vicini ad Ivrea ed in luogo più sicuro dalle guerre, erano feudi maggiormente graditi alla Mensa (250).

Strambinello compare nella storia del secolo XV per merito di un Luchino, forse non di famiglia nobile, abitante nella ruca San Maurizio di Ivrea, che nel 1442. 1444. 1449 fa parte dei "Sapientes Statuterìi percredentìam generalem" del Comune di Ivrea (263). Un Martino Caserio, carpentatore (carradore), figlio del fu Giacomo Caserio di Strambinello è teste ad un atto di vendita (264) nel 1430. Un Gregorio di Strambinello, formaggiaio, presenzia al testamento di Guglielmo di Quagliuzzo, abitante ad Ivrea nella parrocchia di S. Donato, che lascia un legato anche alla chiesa di Quagliuzzo (265).

Secolo XVI

Con il secolo nuovo compare, sulla scena della storia di Strambinello, Florimondo che, con acquisto del 15 giugno 1515, aggiunge altri terreni a quelli avuti in eredità da Nicola, signore di Strambinello. Con testamento del 23 dicembre 1520, Florimondo lascia erede di tutti i suoi diritti e giurisdizioni il suo primogenito Giovan Cristoforo, che riceve ufficialmente investitura del feudo, comprendente anche Quagliuzzo, il 20 agosto 1521 dal Duca di Savoia; alla sua morte senza eredi, la proprietà passa allo zio materno Carlo Antonio Dal Pozzo, con atto 12 giugno 1574. Un Ludovico Dal Pozzo viene investito solo di Quagliuzzo il 2 dicembre 1575 (273), mentre di una porzione di Strambinello sono detentori i fratelli Ubietto e Giorgio de Cognengo di Castellamonte già fin dal 17 novembre 1561 (274).
Dalla potente e ricca famiglia dei Dal Pozzo ebbero i natali Cassiano, presidente del Senato con patenti del duca Emanuele Filiberto del 30 gennaio 1561, e Carlo Antonio, nato il 30 novembre 1547, che fu Arcivescovo di Pisa.
Quest'ultimo si rese benemerito di Strambinello, creando un fondo, che da lui prese nome di "Collegio Puteano", da destinarsi a studenti poveri che intendessero addottorarsi in sacra teologia, ragione civile o canonica, filosofia e medicina presso l'università di Pisa (275).
Nel 1561, nella lite con il Comune di Castellamonte circa la tassazione stabilita da Emanuele Filiberto di Savoia, Strambinello accettava l'imposizione di versare all'Erario una quota parte di 1/18 sul tributo totale di 405 scudi (276).

Secolo XVII

II 21 giugno 1680 Giovanni Domenico Bersano riceve investitura, con il titolo di Signore, dei beni acquistati in Strambinello dai San Martino di Parella e, il 9 dicembre 1686, di quelli vendutigli dai conti di Castellamonte e da Èrcole de Merlis (363). Gli era sposa Tommasina dei conti di Castellamonte e dei signori del castello di Strambinello.
A Giovan Domenico succede il figlio Francesco Ottone che, nel 1749, viene investito con un sesto del titolo di Signore di Strambinello, trasmissibile anche per via femminile. Dalla prima moglie Giovanna Margherita dei conti di Castellamonte riceve in dote le proprietà per cui viene tassato in Castellamonte nel 1751 (364). Già ottantaduenne, sposa in seconde nozze una giovane contadina di nome Maddalena, la quale, alla morte di Francesco Ottone nel 1759, andrà sposa a quel Pietrino Giacosa fu Pietro, da Roccavignale, iniziatore in terra canavesana della stirpe dei Giacosa (365).
Il titolo di Signore di Strambinello passa alla figlia di primo letto Anna Tomasina Laura Maria, che nel 1734 aveva sposato Clemente Calogero di Valperga, conte di Barone, e poi al di lei figlio Francesco Luigi di Barone, che riceve investitura dei beni di Strambinello nel 1769 (366) e che mantiene una parte di diritto di patronato nella nomina del parroco di Strambinello, insieme ai San Martino di Parella; il principe Del Pozzo Della Cisterna, pur possedendo parte di questo feudo, non vi ha però giurisdizione ne registro di beni (367).

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